lunedì 4 aprile 2016

Breath

a te

Nella camera privata
del sottile spazio tra i nostri visi
ho respirato dopo mesi di apnea
ho inspirato quell'odore
l’odore che il naso non dimentica
l'odore che il naso vorrebbe ricordare ogni giorno.

(Quell'odore
in un senso non proprietario
una genitura piuttosto
è mio.)

Ho inspirato, respirato,
l’odore del tuo alito
che sa di cartella d’asilo
quando eravamo piccolissimi
negli anni settanta
dolce e familiare
medicinale e incantevole.

(Adesso penso alla schizzinosa sensibilità comune dei nostri nasi.)

Quel fiato perfetto
che tu non sai di avere
di cui sconosci il significato
lo conosco io
e io non posso dirtelo
non posso dirlo.

(Io, come un Tommaso senza dubbi
volevo poggiare le mie mani
sulle tue cicatrici.)

Così non resta
che tenersi all'oscuro
per evitare il memento esterno
della comunque perenne consapevolezza
di essere un’estranea.

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